Associazione
per il benessere
psicosociale
“Quando curi una persona puoi vincere o perdere.
Quando ti prendi cura di una persona puoi solo vincere”.
Patch Adams

La sabbiera

Se non siamo in grado di amare noi stessi, come possiamo aspettarci che lo faccia qualcun altro? Questo gruppo ci aiuta a diventare consapevoli di tutti i modi in cui dubitiamo di noi stessi, ci critichiamo e ci buttiamo giù… a diventare consapevoli di tutte quelle voci nella nostra testa che ci bloccano quando vogliamo conoscere una persona che ci piace o ci impediscono di vivere la vita che desideriamo. Quelle voci che si mettono in mezzo ogni qualvolta vogliamo fare qualcosa o conoscere qualcuno.

E impareremo uno strumento per dire “NO” a quelle voci, così da poter iniziare a vivere una vita naturale, libera dalla tensione di cercare sempre di essere ciò che non siamo.

Questo momento di osservazione interiore è speciale perché va ad unirci con i nostri lati meno chiari di noi ed allo stesso tempo ci mostra, come in un sogno, come ci muoviamo nella vita rendendoci consapevoli. La conoscenza personale più profonda ci aiuta a creare unione e condivisione. Ci da Presenza e quindi possibilità di scelta vera.

Articolo sulla sabbiera per approfondimento

Le basi teoriche e storiche di questo tipo di gruppo:

Un metodo terapeutico junghiano ideato da Dora Maria Kalff

La terapia del gioco della sabbia (in inglese Sand play therapy= S.P.T.) è un metodo psicoterapeutico che si avvale della concezione junghiana della psiche e della metodica ideata dalla sua allieva Dora Kalff. Essa nasce dall'osservazione della potenzialità terapeutica che il giocare ha per la psiche. In questa linea teorica sulla facoltà della fantasia creativa nella vita mentale dell'uomo e della enorme capacità di attivazione del gioco, viene usata la Sabbiera. Questa è una metodica di recente applicazione che viene utilizzata sia nella terapia del bambino che dell'adulto.

Lo stesso Jung enfatizza il ruolo creativo del gioco e dell'immaginazione: " ... tutto il lavoro umano trae origine dalla fantasia creativa, dall'immaginazione; come potremmo averne una bassa opinione? Inoltre la fantasia normalmente non si smarrisce; profondamente e intimamente legata com'è alla radice degli istinti umani e animali, ritrova sempre, in modo sorprendente la via. L'attività creatrice dell'immaginazione strappa l'uomo ai vincoli che l'imprigionano al nient'altro che, elevandolo allo stato di colui che gioca. E l'uomo, come dice Shiller, "è totalmente uomo solo là dove gioca". L'effetto al quale io miro è di produrre uno stato psichico nel quale la persona cominci a sperimentare con la sua natura uno stato di fluidità, mutamento e divenire, in cui nulla è eternamente fissato e pietrificato senza speranza" jung, Opere, vol. 16).

Possiamo osservare i bambini in normali situazioni di gioco, per esempio in riva al mare, e come essi si dedicano con particolare divertimento a manipolare la sabbia, elemento particolarmente plasmabile e adatto alla composizione di svariati scenari. Per il bambino il gioco è un bisogno elementare come il nutrirsi e l'essere contenuto da braccia rassicuranti. Alla felicità provata nel contattare la sabbia umida, plasmabile dalla sua piccola mano, o dalla sabbia asciutta che scorre fra le dita, si aggiunge il piacere di costruire scenari veri e propri, all'inizio indifferenziati, poi forme di cibo che viene cucinato fino a diventare castelli, villaggi, una composizione di ambienti diversi ed una vita di personaggi che si muove in essi. Il gioco acquista una valenza simbolica ed organizzativa: il bambino costruisce un suo mondo del quale è creatore e protagonista.

Questa capacità di immergersi nelle immagini psichiche e rivela potere e significato attraverso il gioco, ha una capacità di integrazione sulla psiche sia nel bambino che nell'adulto che, giocando, può avere accesso a quel "bambino dentro di sé" dimenticato o svalorizzato.

La terapia del Gioco della Sabbia, con la quantità di strumenti accessori, concede al paziente una ricca e differenziata possibilità di realizzazione formale. Con questo metodo convivono sensazioni corporee e la soddisfazione derivata dalla possibilità di esprimersi creativamente.

L'attività che si esplica nella Sabbiera è duplice:

  1. uscire temporaneamente dalle usuali limitazioni e controlli dell'io per poter esprimere immagini evocanti dimensioni più profonde della psiche;
  2. la consapevolezza del significato di queste ultime aggiunge un altro elemento che risulta terapeutico. Tale comprensione riguarda le dinamiche inconsce che determinano il disagio psichico; la loro risoluzione e trasformazione avviene, secondo la Kalff, per via intuitiva, come verrà approfondito in seguito, e non attraverso interpretazione come nel metodo classico junghiano.

L'alchimia della trasformazione psichica opera, in questo contesto, attraverso il "vivere" le immagini create, la contemplazione dello scenario e soprattutto la mancanza di interpretazione del terapeuta che, se agita, potrebbe risultare intrusiva e provocare la caduta di spontaneità del paziente. Come viene riportato da M. Mengheri: "la terapia con la sabbia ci offre l'opportunità di proiettare all'esterno ciò che accade internamente ed in tal modo mette in atto non soltanto dinamiche fra conscio e inconscio ma anche tra mondo interno e realtà esterna, fra l'astratto ed il concreto" (M. Mengheri, 1991).

Anita Godi

BIBLIOGRAFIA

F.Montecchi, Giocando con la sabbia. La psicoterapia con bambini e adolescenti e la "sand play therapy", Franco Angeli 1993

F. Montecchi (a cura di), Il gioco della sabbia nella pratica analitica, Franco Angeli 1997

Aite P. e Crozzoli L., 1992, Il Gioco della sabbia, in Trattato di psicologia analitica, capitolo XLIX, pp. 609-640, Utet, Torino.

Aite P., 1970, La tecnica della sabbia nella psicologia di C.G. Jung, rivista di psicologia analitica, 1-2, 273, Astrolabio, Roma.

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